Dora Vanelli – Comunicare l'Impresa
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Archive for ‘Archivio’

Vendere relazioni

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 3 Maggio 2011
Oggi chiacchieravo con una persona che fa parte della forza vendita di un’azienda che produce e distribuisce arredamento e complementi  per la casa.
Tra un mese trasloco per cui ho girato su parecchi punti vendita per trovare quello che cercavo!

In questa azienda il personale ha  un buon approccio col cliente e un alto grado di  capacità di capirlo nei suoi bisogni espliciti ma soprattutto non dichiarati.

Nonostante tutto mi si dice che qualcosa non va….. Ma rispetto a cosa?
Risultati di vendita: fatturato e quantità vendute? numero di clienti acquisiti? numero di clienti persi?numero di visite?soddisfazione da parte dei clienti?comunicazione?

Mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchiere anche col titolare e il management….
sono state capite, mi chiedo,  le dinamiche e l’evoluzione del consumatore tipo e il mondo del consumo in generale? 

Perchè tutto parte da qui, come ho già ampiamente illustrato in post precedenti; 
grazie al  web, alle aziende si sono aperti canali differenti dai soliti per entrare in contatto con il cliente, per conoscerlo e coinvolgerlo. Un vero processo di democratizzazione è in atto che influisce sui processi di sviluppo interni ma anche  sulla percezione che l’azienda da ai pubblici esterni.

Quando il cliente arriva nello show room desidera  prima “acquistare” i valori del brand,  instaurare quella relazione necessaria per aprire quel canale di fiducia che lo conduce a credere in noi, nella nostra serietà competenza e professionalità.

Dobbiamo renderci conto che il cliente è un player attivo che desidera comunicare bilateralmente con l’azienda e influenzarne anche le scelte. Di conseguenza comprerà il nostro prodotto o il nostro servizio.

Prima si parlava di customer satisfaction ora di customer empowerment.

Interessante Muji che ha adottato una strategia di co-selezione invitando i suoi clienti fedeli a valutare l’appeal di nuovi concept di prodotti: soltanto quelli che hanno ricevuto un sostanziale numero di pre-ordinazioni sono stati inseriti in una delle linee esistenti.
La sfida consiste oggi nello sviluppare strategie che possano raggiungere i consumatori giusti sulla base del loro comportamento e delle loro preferenze effettive, nel punto di vendita. 
Le informazioni raccolte, la tecnologia a supporto del trattamento dei dati e i sistemi in store rappresentano la via attraverso la quale agire. 

La promozione non selettiva è ormai solo un cattivo investimento; comunicazioni più mirate, rilevanti e precise costituiscono il valore aggiunto in un ambiente frammentato nel quale il consumatore ha un potere e una scelta senza precedenti.

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Digital Week a Venezia – dal 3 al 5 maggio

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 27 Aprile 2011
Il programma si sviluppa nell’arco delle tre giornate si compone di:
Workshop Tematici: sessioni della durata di circa 1,5 ore in cui alcuni temi vengono esaminati con l’intervento di diversi relatori, con la finalità di apprendere lo “stato dell’arte”, conoscere esperienze e cogliere trend importanti;
Fast Workshop: sessioni della durata di circa 20 minuti in cui un relatore propone dei contenuti mirati a condividere un’esperienza o fornire indicazioni ai partecipanti in merito ad un determinato tema o attività, con un taglio più didattico e/o di stimolo;
Special Event: appuntamenti particolari organizzati da Ca’ Foscari o da altri soggetti per la presentazione di determinati contenuti (anteprime, contest, ecc.).
Le tre giornate avranno una caratterizzazione tendenziale, nel senso che il programma tenderà ad approfondire l’impatto della digitalizzazione in modo più mirato per i seguenti ambiti:
3 Maggio: istituzioni, società, lavoro, ricerca
4 Maggio: innovazione, impresa, comunicazione, lifestyle
5 Maggio: creatività, apprendimento, design, tempo libero
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Le 5 donne al Top dei social media americani

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 21 Aprile 2011

Ho letto sul gruppo di Linkedin Girl Geek Life un post che mi è piaciuto (perchè donna!) sulle cinque donne  che negli USA si sono distinte nel social media market. Operando più in sordina di molti uomini (ma questa è una nostra caratteristica) hanno apportato dei contributi molto interessanti e innovativi.
Eccole!

Jenn Allen
Fondatrice del sito rtist.com, una piazza virtuale per artisti che desiderano vendere le loro opere senza commissione. E’ possibile cercare le opera attraverso parole chiave, artista, prezzo.

Cyan Banister
Ha fondato zivity.com un social network per modelli, artisti e fotografi ed è impegnata a 360° nel mondo dei SM.

Kristie Wells
Ha fondato un social media come organizzazione no profit che mette in contatto professionisti del settore a livello internazionale socialmediaclub.org


Joanna Lord
E’ un’esperta di pay per click, ha un blog frequentatissimo joannalord.com e ha fondato un sito che confronta le ricerche di lavoro YourJobStop

Melanie Notkin
Ha creato un social media per le tante donne che non hanno un figlio proprio ma bambini importanti nella loro vita, savvyauntie.com, una community per zie, madrine ecc. Sono centinaia di migliaia le iscritte.

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Scaletta per parlare in pubblico

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 18 Aprile 2011
Alcuni giorni fa stavo dando consigli “volanti” ad una persona che dovrà tenere un discorso in pubblico per la prima volta. Pochi ma utili consigli che noi magari diamo per scontati ma che invece, per chi non lo ha mai fatto, sono un valido supporto.
In un intervento in pubblico, tranne nei casi di discorsi ufficiali nei quali sia assolutamente indispensabile leggere fedelmente il testo (quando si riportano articoli di legge, testo di uno statuto ecc..) è bene evitare la lettura. Questo a vantaggio della vivacità espositiva.
Per non incorrere però in vuoti di memoria o in lunghe divagazioni, dobbiamo contare su una griglia che chiamiamo “scaletta”, da organizzare preventivamente.
Una solida scaletta è in grado di ridurre la paura di essere impreparati, dal momento che questa tensione è procurata dal timore di non sapere cosa dire e in quale ordine.
La scaletta non va imparata a memoria: serve per essere guardata di sfuggita e pertanto la si deve poter visualizzare in modo chiaro. Non può pertanto essere redatta con la stessa tecnica con la quale si prendono appunti, poichè la calligrafia minuta e imprecisa si rivela una trappola nel momento dell’utilizzo.
* facciamo “l’inventario” degli argomenti che vogliamo toccare
* disponiamoli nell’ordine di importanza e poniamo in testa il contenuto più importante
* isoliamo le parole-chiave (quelle senza le quali il discorso non ha significato)
* disponiamo le parole-chiave e le frasi-guida in modo grafico 
* utilizziamo una grafia chiara e pulita
Facciamo qualche prova da soli davanti ad uno specchio e, nel caso di volatiche al collo, scaturite dall’emozione, suggerisco  un foulard alle Signore (di solito gli uomini indossano giacca e cravatta)
E, ricordiamoci sempre di rivolgere lo sguardo a tutta la platea senza mai focalizzarci ln una  sola direzione.  
Questo è proprio l’ABC!
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Diffidare delle imitazioni

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 11 Aprile 2011
I clienti sono stati informati che per adattare una campagna stampa ad una campagna affissioni non è sufficiente tirare l’angolo del file ma bisogna rimettere a posto tutti gli elementi per quel tipo di azione specifica? Tocca al consulente informare il cliente di tutto questo, educarlo alla comunicazione e alle sue tecniche preavvisandolo dei risultati che non saranno mai ….”fantasmagorici”!
Le associazioni di categoria dei comunicatori si battono da anni  per difendere una professionalità che per  competere seriamente deve essere multidisciplinare. La formazione va sempre aggiornata e un valido comunicatore deve conoscere un po’ prima degli altri le tendenze, nuove tecniche, nuovi media e saper sempre prendere per mano il cliente. 
Allora come è possibile che ancora tante aziende si facciano guidare da comunicatori improvvisati? solo perchè costano meno? 
Un’intuizione geniale può essere vincente se sviluppata in modo razionale e con un piano di fattibilità  
a monte…….non è detto che il solo utilizzo di un testimonial per supportare un prodotto porti a buoni risultati, anzi, spesso non ci si ricorda del prodotto ma solo del testimonial.
Non siamo piloti solo perchè abbiamo un’automobile sportiva o grandi sarti solo perchè sappiamo cucire un bottone! Quindi, gente, diffidate delle imitazioni.
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La relazione con la rete è sempre più forte.

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 4 Aprile 2011
Il ruolo della rete nella ricerca di informazioni
Nell’era dell’irreversibile affermazione del digitale e dell’integrazione tra on line e off line, il consolidamento della relazione consumatore / brand è sempre più forte.
Il grafico proposto (Report 2010 Osservatorio Multicanalità) evidenzia come il consumatore  dal 2007 al 2010 abbia utilizzato la rete  per ricercare informazioni su prodotti o servizi.

In particolare cresce il numero di persone che dichiarano  di utilizzare Internet per confrontare i prezzi prima  di fare acquisti (18% della popolazione italiana) e la ricerca riguarda anche i punti vendita: infatti, il 16% sceglie in quali recarsi per effettuare i propri acquisti.
Ma il consumatore giudica, posta, recensisce, non si limita solo a cercare informazioni e, soprattutto negli ultimi anni, viaggia!
La possibilità data ad ogni “turista” munito di connessione alla rete di esplorare la sua meta, di leggere opinioni e suggerimenti, ha cambiato il comportamento del viaggiatore sia nella pianificazione del viaggio che nella programmazione e gestione pratica.
C’è una reperiblità infinita di materiale su ogni destinazione:  servizi di social networking e photo sharing , blog, forum, siti di recensioni  mappe, data base aggiornati in tempo reale dagli stessi utenti, come Trip Advisor o Yelp. 
Insomma le tecnologie digitali negli ultimi anni hanno modificato il comportamento del consumatore che prova, sperimenta e che scambia idee ed opinioni nel web 2.0. 
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L’immagine della donna e il codice deontologico ADCI-Intervista ai redattori

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 4 Aprile 2011

 L’ADCI è un’associazione di creativi della comunicazione in cui i soci sono solo professionisti che hanno almeno 3 anni di esperienza e un minimo di tre lavori pubblicati sugli Annual dell’ADCI e di altri Art Director Club.

Il Presidente Massimo Guastini e Anna Maria Testa presentano oggi il loro Manifesto Deontologico al convegno “Il consumo dell’immagine della donna” organizzato da Consumers Forum  a partire dalle 10,00 presso la Federazione Nazionale della Stampa di Roma.

Intervista a Guastini e a Testa

Di seguito il testo, scaricabile in pdf dal blog bocciofilabrancaleone (blog non ufficiale del nuovo consiglio ADCI):

“Noi soci ADCI siamo consapevoli del fatto che la comunicazione commerciale
diffonde modi di essere, linguaggi, metafore, gerarchie
di valori che entrano a far parte dell’immaginario collettivo: la struttura mentale
condivisa e potente, tipica della culture di massa, che si deposita nella memoria di
tutti gli individui appartenenti a una comunità, e ne orienta opinioni, convinzioni,
atteggiamenti e comportamenti quotidiani.
Il nostro mestiere è raccontare le offerte dei nostri clienti attraverso narrazioni
efficaci. Ironia, humour, paradosso, appartengono al patrimonio storico del miglior
linguaggio pubblicitario. Sono, fra i molti tratti distintivi della pubblicità, forse i
più popolari e apprezzati,
se e quando vengono impiegati con competenza, precisione e misura.
Per questo crediamo, come professionisti e come individui responsabili, di dover
assumere, condividere e promuovere un insieme di princìpi che servano da
positivo fattore di sensibilizzazione e orientamento etico
per chi, ogni giorno, crea e diffonde linguaggi e simboli. Ad animarci
non è un intento censorio, che non ci appartiene, ma il desiderio
di portare un contributo positivo alla crescita, non solo materiale ma anche
culturale, di questo paese.
In questo spirito sottoscriviamo otto semplici appelli che auspichiamo possano
essere raccolti e condivisi anche al di fuori dell’Art Directors Club Italiano. Non
solo dagli altri colleghi che si occupano – in vari modi
– di comunicazione, ma anche dagli enti e dalle imprese per cui lavoriamo e da
chiunque abbia l’opportunità, oltre che la responsabilità, di veicolare messaggi
attraverso i media.
In linea generale, i princìpi cui ci ispiriamo sono già tutelati da altri organismi e,
nei casi di infrazione più sospetti, dal codice civile.
È nostro intento contribuire, con questo appello, a modificare modalità
di comunicazione che, pur lecite formalmente, possono tuttavia favorire
il consolidarsi di stereotipi negativi e il deteriorarsi della cultura collettiva.


ONESTÀ
La fiducia è uno dei pilastri su cui si fonda ogni
società civile. Tradire la fiducia di altri esseri umani è
una forma di inquinamento morale
che rende tutti più vulnerabili. Per questo noi soci
Adci ci impegniamo a evitare espedienti retorici tesi a
creare aspettative che il prodotto
o il servizio pubblicizzato non sarà mai
in grado di soddisfare. Fuorviare il pubblico
a cui parliamo indebolisce il nostro stesso lavoro.
BELLEZZA
Noi soci Adci ci impegniamo a lottare ogni giorno
contro la trasandatezza, la sciatteria, la trascuratezza
e la volgarità, virus la cui diffusione va a discapito
della bellezza.
«Tutti noi che per mestiere usiamo i mass media
contribuiamo a forgiare la società. Possiamo renderla
più volgare. Più triviale. O aiutarla
a salire di un gradino». (Bill Bernbach).
APPROPRIATEZZA
Ogni volta che creiamo un messaggio noi soci Adci
ci interroghiamo sulla sua appropriatezza. I nostri
messaggi entrano nelle case e nelle vite altrui:
dobbiamo chiederci sempre se quello che a noi pare
appropriato lo sia anche per gli altri.
La vera creatività non risiede nella trasgressione
distruttiva e fine a se stessa, ma nel reinventare la
norma aprendole prospettive nuove e fertili.
RISPETTO
Noi soci Adci siamo consci che con i nostri messaggi
non dobbiamo mai offendere gli altrui diritti e
meriti. Nemmeno quando sono i committenti a
spingerci in questa direzione, perché accontentarli
significherebbe procurare un danno a tutto il sistema.
Se la pubblicità non rispetta gli esseri umani nella
loro individualità
e nella loro differenza, questi smetteranno
di rispettare la pubblicità. Sta già accadendo.
CORRETTEZZA
Noi soci ADCI ci rifiutiamo di favorire con
il nostro lavoro rappresentazioni gratuite
di violenza, in tutte le sue forme: fisica, verbale,
psicologica, simbolica, morale. Siamo contrari a
promuovere direttamente o indirettamente qualunque
tipo di discriminazione, in quanto
è essa stessa una forma di violenza.
STEREOTIPI
Una certa dose di stereotipi è necessaria in pubblicità
come in ogni forma di comunicazione di massa. Ma
l’abuso di stereotipi e cliché relativi a etnie, religioni,
classi sociali, ruoli
e generi favorisce il consolidamento di pregiudizi e
ingessa lo sviluppo sociale, ancorandolo a schemi
culturalmente arretrati e quindi dannosi. Dunque
occorre usare gli stereotipi con attenzione e
consapevolezza, sempre chiedendosi se una soluzione
alternativa non sia possibile – e migliore.
INTELLIGENZA
Il fatto che la pubblicità debba essere chiara, diretta
e comprensibile a tutti non implica che debba essere
stupida, né che si debba trattare da stupido il suo
pubblico.
Noi soci Adci condanniamo e combattiamo il ricorso
alla stupidità sia come espediente retorico, sia
come scorciatoia per guadagnare facili consensi.
Difenderne l’utilità a fini comunicativi è un alibi cinico
e mediocre, tipico di chi disprezza i suoi simili e di chi
è incapace
di produrre o riconoscere idee nuove.
Per ridurre ciò che è complesso a semplice, senza
essere semplicisti e conservandone tutta la ricchezza,
occorre – parola di Bertrand Russell – la dolorosa
necessità del pensiero.
PUDORE
Consideriamo la sessualità libera da condizionamenti
un grande valore, per
la donna e per l’uomo. Il nudo in sé non può recare
offesa, come l’arte stessa ci ha insegnato attraverso
innumerevoli esempi. Ma giudichiamo profondamente
scorretto ridurre i corpi umani
a oggetto sessuale da abbinare a un prodotto
in modo incongruo e pretestuoso, al solo scopo
di rendere quest’ultimo desiderabile.
Questo schema pavloviano è, oltre che inefficace nel
promuovere l’autonomo valore
del prodotto, immorale, perché svilisce l’esperienza e
l’identità umana.

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Ecco le donne che fanno impresa in Emilia Romagna

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 2 Aprile 2011
Il 5 aprile alle ore 11,00, in sede Confindustria Emilia Romagna a Bologna, viene presentato il volume Capitane Coraggiose scritto da Fabio Raffaelli e Nicoletta Barberini Mengoli e con prefazione della Presidente Anna Maria Artoni.
Quindici ritratti che mettono a fuoco un vero e proprio fenomeno unico nel suo genere in Italia: in Emilia Romagna quasi 98mila aziende, un quinto del panorama produttivo regionale, è in mano alle donne.

Il viaggio degli autori ha toccato quasi tutte le province emiliano-romagnole, raccontando non solo le vicende dell’azienda ma le figure femminili  che hanno reso possibile il successo di queste 15 realtà.


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L’altra faccia della geolocalizzazione

By: doraVanelli \ Comments: 0 \ Date: 29 Marzo 2011
Leggendo  “la vita in un tag” di Andrea D’Alessandro su My Marketing.Net mi sono detta che racconta perfettamente l’altra faccia della medaglia del mio post del 19 marzo “una posizione che conta”.

Per questo mi fa piacere linkare l’articolo del collega, al fine di avere due analisi e due punti di vista complementari del fenomeno della geolocalizzazione.
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